FOTOGRAFARE LA MUSICA/1
a cura di Roberto Scorta

Fotografare è un'esigenza oramai.

L'ho sempre fatto, sin da ragazzo con una Minolta ad ottica fissa, ai tempi in cui il negativo ti costringeva ad un uso parsimonioso del dito sul grilletto. Negli anni, seguendo le evoluzioni dei materiali fotografici, approdati al fine alla rivoluzione del digitale e alla mia attuale Nikon D70s, l'esperienze si sono sommate ai ricordi piacevoli di tutte quelle situazioni in cui le emozioni hanno avuto il sopravvento sulla razionalità. I due grandi campi nei quali mi esercito, la natura e la musica, mi hanno regalato emozioni sempre in crescendo, contrapponendo magari tramonti spettacolari alla possibilità che mi è stata offerta di avvicinare ed immortalare sulla pellicola prima e sul computer oggi, artisti della cui esistenza reale quasi dubitavo, tanta era la passione e la venerazione che avevo per loro.

Se dovessi scegliere quale scatto mi abbia colpito di più, avrei molta difficoltà a decidere. Come a molti capita, l'ultimo scatto è sempre il più importante. Ciò nonostante alcune cose rimangono scolpite dentro.
Pesaro, 2004, concerto di Peter Gabriel. Nikon F65, ottica 70-300. Sono a bordo palco, ho un pass backstage e una analogica, forse questo mi salva dalla incetta di digitali che il servizio d'ordine sta sequestrando. Ho appena avuto il privilegio di parlare con Rachel Z, tastierista di Peter in questo tour. Da bordo palco, e da attento conoscitore della coreografia di quel tour so che durante Secret World tutti i componenti della band fanno un particolare gesto, si piegano all'indietro. Questo mi permette di congelare appunto Rachel Z in perfetto squadro con la sua tastiera, capelli all'indietro mentre il corpo disegna una C (foto1)

Stesso concerto, Peter si avvicina al bordo palco e mi fissa mentre canta per un tempo interminabile. Ho quindi la possibilità di focheggiare con cura, inquadrare, e nel mirino quegli occhi mi ipnotizzano. Sembra dirmi, scatta. Quel click sembra proprio un bel regalo (foto2)

Come quello grazie al quale un bel giorno una serie di circostanze mi permette di vivere un piccolo sogno. Guido la macchina ed accanto ho Mr. Tony Levin, un nome che leggevo sui dischi di Peter, un artista che mai avrei sognato di poter incontrare in questo modo. Lo sto portando a Radio Rock per un intervista. Saliamo in ascensore io lui e Roberto, mitico cantante dei PG tribute, lui con il basso al collo e la sua simpatia piena di baffi, prova quello che eseguirà dal vivo alla radio. Mentre aspettiamo fuori dalla sala "on air", provo un ritratto di Tony. Sullo sfondo la discografia della radio, dischi, cd, una scala che serve per raggiungere le cose più alte. Niente di particolare, anzi un fondale piuttosto difficile ma il suo sorriso è qualcosa di indimenticabile (foto3). Mi piace un mucchio quella foto

Non mi sento un professionista, ma la voglia del miracolo che si ripete ad ogni concerto, fissare delle emozioni in modo indelebile, è diventato molto più che una passione, quasi una droga. Le serate si sono fatte più fitte, grazie anche al Crossroads e alla gentilezza di chi crede nel mio lavoro, e nel mio paniere si accumula ogni volta di più l'esperienza, l'emozione, il ricordo di ogni singolo concerto, di ogni singolo suono che giunge alla mie orecchie, e del quale rimane la scia da riassaporare quando torno in macchina alla fine. Ogni concerto è una prova da affrontare studiando se possibile la disposizione degli strumenti, il tipo di musica, magari con un veloce consulto con il sempre disponibile tecnico delle luci.

E scheggie di ricordi si alternano se sfoglio tutti i set del Crossroads che meticolosamente accumulo nel mio pc. Dalla simpatia di Paul Gilbert e consorte, alla simpatica pazzia di David Jackson con gli Osanna, e gli intensissimi primi piani a Lino Vairetti (foto 5), alla scenografia imponente degli Young Lust con the Wall dove era difficile seguire tutto ma tutto è stato ripreso, al genio di Joe Robinson (foto 6), un pò di rammarico per non aver potuto seguire adeguatamente il padre putativo Tommy, alla festante invasione dei Ratti, alle suggestive immagini dei Worldream, fra i set che amo di più (foto 8), alle graziose violiniste dei Nosound di Giancarlo Erra (foto 9), con la sfida di pubblicare il soundcheck prima del concerto stesso, altro set che ricordo con molta gioia.

Alla lotta fratricida fra le band genesiane Estro e The Watch, alla voce potente degli Innuendo, alla grinta e l'imprevedibilità di Carl Palmer, all'occhio assassino di Richie Kotzen (foto 4), alla pazzia totale di Mendoza nella serata con Kee Marcelo, all'inconfondibile cappello di Roberto Ciotti ed il suo blues (foto 10). Alla fine lascio due serate speciali, Vinnie Moore (foto 7), i cui complimenti postumi al lavoro fatto mi hanno riempito di orgoglio e alla stupenda serata con la David Cross Band, e con quel simpaticone di Clarky che si è prestato a foto fuori di testa con il rampollo di famiglia.

Di tutto e di più. Ogni sera ha la sua storia. Da vivere e da fotografare. Con l'obiettivo di arrivare a prendere un pò dell'anima a chi hai davanti e restituirgli un brandello della sua vita, per sempre.

 

Roberto Scorta

 

*Le foto di Roberto Scorta sono presenti nella GALLERY del Crossroads Live Club