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GABRIEL SNAPSHOT
a cura di Massimo Onesti
Il primo live ufficiale di
Peter Gabriel arriva quando la sua carriera solista
ha prodotto già quattro album da studio, facendolo discostare
passo dopo passo, disco dopo disco, dalle atmosfere genesisiane
degli esordi. Con Plays Live, è
come se Gabriel mettesse finalmente un suggello al definitivo distacco
dai Genesis, portandosi appresso solo quello che
più aveva impressionato il pubblico dei primi tempi e che
di fatto costituisce ancora oggi una delle sue caratteristiche principali:
l'attenzione particolare per l'esposizione live che si arricchisce,
oltre che di travestimenti teatrali con maschere e costumi, anche
di una mimica atta a sottolineare le storie presentate nei vari
brani. Se però nei Genesis questo avveniva
per descrivere mondi fra la fiaba e l'incubo visionario, al limite
fra fantastico e reale, nel Gabriel solista invece
assistiamo a un live act asciutto che si spoglia di qualsiasi ornamento
colorato e irreale e che cerca di esplorare problematiche dell'uomo
più reali e quotidiane, segnate dall'angoscia di vivere a
contatto con una tecnologia incalzante e soffocante, che Gabriel
esaspera trascinandosi verso una psicofisicità che quasi
si disintegra, scheggiata da lampi di follia fusa a istinti primordiali
e tribali.
Ecco quindi che anche i costumi e le maschere lasciano il posto
a tute fra lo spaziale e l'industriale, e anche il viso si espone
con trucchi forti che tendono a far risaltare proprio l'ampia mimica
facciale che possiede Peter. Per questo se nei concerti dei Genesis
la figura ampiamente rivestita rimaneva quasi immobile nella dimensione
onirica di narratore, mentre il resto del gruppo era completamente
statico, ora invece al contrario la scena è dominata dalla
figura di Gabriel più ricca di movimento
e di energia, e anche dal resto dei componenti del gruppo che non
svolgono più il ruolo di semplici strumentisti, ma che partecipano
e si compenetrano con il dinamismo di Peter. Queste nuove esplorazioni
gabrielliane erano state esplose soprattutto nei dischi 3
e 4, i più importanti per la carriera solistica
di Peter: il terzo come autentica innovazione nel sound secco, elettronico
e ritmico, il quarto come consolidamento di questo sound ancora
più estremizzato nella ritmica e nella tecnologia.
Quando arriva questo live, Gabriel però già sta affinando
qualcosa, la rivoluzione tecno-tribale è alle spalle e questo
disco fa da spartiacque al futuro prossimo di Gabriel, dove nella
sua musica si faranno spazio lampi melodici e più raffinati,
arrangiamenti più esotici e morbidi. Spia di questo nuovo
corso è un brano come No Self Control,
che era stato caratterizzato, sia nella versione studio che nella
tournèe successiva, da un’ esplosività ruvida
e potente e che in Plays Live invece,
seppur affascinante, ha un arrangiamento più soft. Questo
doppio album è dunque un'istantanea fondamentale di quel
momento in cui Gabriel, da esploratore e sperimentatore
di suoni si stava avviando verso una dimensione più sobria
e forse meno innovativa, ma più consolidata.
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