GUTHRIE GOVAN INTERVIEW
a cura di Gian Battista Faedda (Chitarre)

Chitarre: Da Ritchie Kotzen a Joe Satriani, vieni indicato come uno dei più importanti chitarristi attualmente in circolazione. Ma sei anche un bravissimo e seguitissimo insegnante. Qual è il tuo approcio nei confronti dell'insegnamento?
Govan: Cerco di insegnare alla gente ad apprendere nel modo in cui, a suo tempo, io ho imparato. Sono un autodidatta e tutto ciò che insegno lo ho appreso prima leggendolo dai libri, oppure ascoltando i dischi. Ma quello che credo sia necessario insegnare a uno studente non è come fare le scale o come usare il metronomo. Piuttosto, a mettere a fuoco l'obbiettivo sul come suonare per “fare musica”... questa è, fondamentalmente, la mia attitudine nei confronti dell'insegnamento.

Chitarre: Al momento attuale, non esiste un programma istituzionale per lo studio della chitarra elettrica. Come pensi dovrebbe essere, considerata la tua esperienza?
Govan: Non sono sicuro, ma penso che parte del grande richiamo esercitato dalla chitarra elettrica sia il suo carattere ribelle. La chitarra elettrica non è legata a un ruolo canonico... Capita di sentire, spesso, dei violinisti ai quali viene insegnato a suonare a tutti allo stesso modo, come se si guidasse una macchina. E il violino sembra lo stesso di centinaia di anni fa. Sembra lo si voglia suonare come si faceva centinaia di anni fa. La chitarra elettrica invece è uno strumento più giovane, con possibilità di espressione non ancora sperimentate. E' uno strumento aperto alle innovazioni e al contributo dei chitarristi. Non sarebbe stato possibile insegnare o saltare quello che poi Jimi Hendrix o Eddie Van Halen hanno creato, reinventando la chitarra. Non sarebbe possibile, quindi, codificare ciò che si potrebbe fare con la chitarra. Una sorta di programma sui lavori svolti, o un “sistema educativo” sul linguaggio della chitarra sarebbero utili ed interessanti ma a questo punto il discorso diventa piuttosto articolato...

Chitarre: Da dove pensi che giunga l'ispirazione, per un artista? La domanda sembrerebbe scontata ma ogni artista ha le sue fonti di ispirazione...
Govan: Molti artisti protrebbero descriverti momenti di particolare ispirazione... momenti memorabili... come la prima volta che ho sentito Jimi Hendrix, o Eric Clapton...Wow! Ho scoperto che la chitarra non era solo, come mi era stato detto, uno strumento per accompagnare le canzoni ma aveva una sua propria voce. Più genericamente l'ispirazione può venire da tutto ciò che ci circonda, dai suoni intorno a noi, dal “suono” di una macchina e non necessariamente dal modo di suonare di altri chitarristi.

Chitarre: Parliamo del tuo album da solista Erotic Cakes. E' un lavoro che ti ha dato molto in termini di popolarità. Da dove arrivano le sue peculiarità?
Govan: Ogni pezzo rispecchia le cose da me vissute quando avevo 19 o 20 anni. Qualcosa di appartenente a un altro capitolo della mia vita e che ho immagazzinato, facendolo divenire, poi, qualcosa di concreto in questo album. Ciò che mi interessa particolarmente è fare musica senza etichette: non mi interessa essere un chitarrista fusion o jazz, o dalle venature rock... Non mi piace dare spiegazioni alla gente che pensa che quel pezzo sia composto in sol piuttosto che in la. Voglio tirare fuori dalla mia chitarra la sua voce, il suo sustain. Per questo mi interessa, fondamentalmente, comporre musica in senso lato e non musica per chitarra.

Chitarre: Che differenza trovi fra la tua esperienza da solista e quella con la band Asia?
Govan: Oh, sono due cose completamente diverse! Suonare con gli Asia... il mio lavoro di presentarmi sullo stage e suonare musica scritta da qualcun altro... vedo che la gente risponde fortemente a quella musica, perchè è la loro musica, scritta molti anni fa: quando quelle canzoni sono state pubblicate io andavo a scuola... forse avevo dodici anni... La mia testa all’epoca era completamente diversa, fra Jimi Hendrix e Frank Zappa... Suonare con gli Asia è qualcosa di gratificante professionalmente perchè sento e vedo che la loro musica rende felice un'ampissima audience, della gente che risponde emotivamente perchè quella è una parte della loro vita. Ma sento anche che faccio certe cose perchè è il mio lavoro. Suonare la mia musica è diverso: probabilmente non venderò dieci milioni di copie ma ho la libertà di fare quello che realmente mi piace...

Chitarre: Quindi preferisci la tua vita da solista, immerso nei suoi momenti di creatività...
Govan: Sai, la cosa divertente è che non devo stare attento alle cose di qualcun altro. Suono semplicemente quello che mi piace.

Chitarre: Sempre secondo la tua opinione, pensi che la chitarra sia arrivata ai suoi limiti... di espressione, ad esempio?
Govan: Non penso proprio! Tornando indietro nel tempo, con il pensiero, nel 1976, 1977, quando ero un ragazzino, mi capitò di scoprire e provare la chitarra elettrica in un negozio. La gente che entrava, sentendomi suonare diceva: “...ehi, che talento quel ragazzo! Peccato che abbia scelto lo strumento sbagliato, perchè la chitarra è finita, è morta...”. Ma quando uscì l'album dei Van Halen scoprirono che la chitarra non era morta per niente! C'è un vecchio detto americano, dei primi del novecento, credo, che recita: “chiudi quest'ufficio, perchè ormai tutto è stato inventato”. Ma attenzione: ci sarà sempre qualcuno dietro l'angolo che ti sorprenderà... Questo a proposito della “fine” della chitarra e delle sue possibilità espressive.

Chitarre: Proseguendo con questo argomento: hai idea di dove vorresti andare con la tua ricerca? Hai idea dei tuoi prossimi passi?
Govan: In realtà no. E non voglio averla! Mi sento abbastanza...perduto! Sto esplorando... Mi piace sempre confrontarmi con del materiale diverso. Seguire chitarristi che realmente mi emozionano come Brent Mason, Scott Henderson, George Benson, Steve Vai... le più grandi ispirazioni arrivano da posti diversi. Non voglio prefissarmi una direzione: mi stancherei in un'ora. Non voglio concentrarmi su un lick funky o country... non farei mai così! Non voglio essere in grado di decidere come la mia musica sarebbe da questo punto a quello.

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